Blogopedia / Rudy Giuliani corre sul blog

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 30 marzo 2007.


Rudy Giuliani è stato sindaco di New York per otto anni, ha mostrato enorme carisma in occasione degli attentati alle Torri Gemelle, è andato a vivere con una coppia di amici gay dopo il divorzio da sua moglie, ed è anche uno dei possibili candidati del Gop (Grand Old Party, il partito Repubblicano) alla Casa Bianca nel 2008. In quanto candidato ha i suoi sostenitori. In quanto candidato del 2008, ha sostenitori anche sul web, e, ovviamente, visto che va di moda, sui blog.

Ora, fatta la ricerca su Google, saltano subito all’occhio tre blog pro-Giuliani: il primo è GiulianiBlog, nato già nel maggio del 2006 (quindi, addirittura prima le recenti elezioni di mid term), e sostanzialmente si occupa di pubblicare sondaggi e ricerche demoscopiche, articoli sul candidato, raccontare cosa fa Giuliani, cosa propone Giuliani, cosa si dice di Giuliani.

Sembra essere più interessante, alla vista di un navigatore che si è limitato alla ricerchina veloce veloce su Google, il sito Blogs for Rudy, che sì, ci ripropone le solite cose (sondaggi, articoli, foto) tipiche di un blog – anzi, una raccolta di bloggers – che si occupa di sostenere una candidatura, ma offre anche qualche spunto polemico in più. Troviamo, ad esempio, un attacco frontale ad un altro candidato della destra, l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney. Il sito parte da una storia di finanziamenti – per la verità, di alcune centinaia di euro – che Romney avrebbe dalla fine degli anni 80 e per più di un decennio versato ad alcuni candidati democratici; ricorda che anche Giuliani appoggiò, seppur solo a livello politico, lo sfidante liberal del repubblicano George Pataki per la guida dello stato di New York. Il sito inoltre accusa Romney di avere nel tempo sostenuto battaglie troppo a sinistra (ecco il perché dei finanziamenti), e di avere momentaneamente posizioni conservative solo per accattivarsi l’elettorato repubblicano, mentre le posizioni contro Pataki di Giuliani erano proprio portati avanti con argomenti tipicamente conservatori (ad esempio, il controllo della spesa pubblica). Segue un elenco di posizioni decisamente poco vicine all’animo repubblicano sostenute nel tempo dallo stesso Romney.

Non vanno giù leggero, questi blogger per Giuliani, anche contro candidati (seppur minoritari) del proprio partito.

Abbiamo, infine, l’iniziativa di casa nostra, quella di Italian Bloggers for Giuliani, che ricalca l’esperienza del 2004 di Italian Blogs for Bush. Questi nostri connazionali (alcune decine) spiegano il loro appoggio dall’estero a Giuliani citando un articolo apparso a febbraio sulla National Review (rivista conservatirce americana) in cui si esaltano la capacità di leadership e di visione dell’ex sindaco della Grande Mela, e ricordando che queste elezioni «avranno un impatto decisivo non soltanto al di là dell’Atlantico»; continuano scrivendo: «E’ per questo motivo che un gruppo di blogger di TocqueVille ha deciso di rendere pubblico il proprio endorsement a favore di Rudolph Giuliani. In questo blog racconteremo la lunga campagna elettorale negli Stati Uniti, sostenendo il candidato repubblicano che ci sembra più adatto per riportare il GOP nel solco della rivoluzione reaganiana. Giuliani ha già dato prova delle proprie straordinarie capacità di leadership durante il doppio mandato come sindaco di New York e dopo la tragedia dell’11 settembre. E, last but not least, si è sempre mostrato fiero delle proprie origini italiane».

E dalle pagine di uno dei blog membri, Fenomeni non ce n’è, chiede attenzione: «Giuliani Rudolph, eh, mi raccomando. Carlo non c’entra un caz.zo!!!».

Blogopedia / Cosa dicono i blog: l’aborto di Firenze

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 15 febbraio 2007.


Del caso del bimbo abortito a Firenze e poi sopravvissuto per qualche giorno hanno raccontato i telegiornali e le rubriche di approfondimento in televisione e hanno dibattuto i quotidiani. Le più grosse polemiche sono venute proprio dalle testate di destra: dal Foglio che ne ha tratto spunto per editoriali e articoli sulla linea pro life degli ultimi anni, a Libero che ha ricordato il caso del bimbo inglese nato alla venticinquesima settimana e oggi, tre anni dopo, in perfetta salute. Sui blog le posizioni si sono riproposte in maniera assai simile.

Il solito dissacrante Malvino (alias Luigi Castaldi, membro della direzione di Radicali Italiani) ha commentato: «Sarà stata la volontà di Dio», prendendosela il giorno stesso, e quelli seguenti, con l’antiabortismo spinto di Camillo Langone sul Foglio («Che il sangue bollente di 4 milioni di bambini non smetta mai di ustionare, nei secoli dei secoli, l’Erode di Pontebba», cioè Adele Faccio, storica esponente radicale morta poco più di un mese fa).

Langone, tra l’altro, è stato preso successivamente di mira da Emanuele Macaluso sul Riformista e Federico Orlando su Europa (con maggior astio, e minore lucidità a parere di chi scrive, il secondo rispetto al primo). Chi, da sinistra, ha preso di petto la questione, è stata la blogger LameDuck con un post intitolato “Festeggerai con dolore”: «Oltre alla solita orgia consumistica, a noi donne la festa l’hanno fatta comunque, con un cupo messaggio di morte di rara violenza psicologica. Con un tempismo che ha dell’incredibile, è giunta, proprio l’8 marzo, la notizia del feto morto all’ospedale Careggi di Firenze a seguito dell’aborto terapeutico effettuato perché la madre credeva fosse malformato e invece non lo era. Una storia tristissima che, invece di ricordare come l’aborto sia sempre un dramma per tutti e che esistono i mezzi per prevenirlo se solo il potere clericale non vi si opponesse, è servita per preparare il terreno all’ennesimo articolo contro la legge 194 dell’Osservatore Romano. Data la solita bottarella al servizio sanitario pubblico, che non fa mai male, la notizia sui giornali e in tv è servita per l’ennesima volta per colpevolizzare, colpevolizzare e ancora colpevolizzare la donna che abortisce e insinuare che l’aborto andrebbe di nuovo proibito. Non a caso si è scelto un caso limite come questo, dove la donna, “se avesse fatto la risonanza magnetica, avrebbe potuto scoprire che il figlio era sano”. Visto che razza di criminale?», continuando oltre con altre polemiche anticlericali.

Ed è proprio sul terreno della 194 che si acuisce la critica nei confronti del caso fiorentino: Ernesto, autore del Buroggu (questo nome deriva da una semplice traslitterazione in italiano della pronuncia giapponese della parola “blog”), insegnante di italiano vicino Tokyo, sostiene, sul fronte opposto, che «è incredibile come la legge 194 si pieghi ad ogni interpretazione, e sia permesso a una donna scema di uccidere suo figlio quando si sa, e lo si dice anche a lei, che non c’è alcuna certezza di malformazioni. La legge dice chiaramente "quando siano accertati processi patologici" e inoltre dice che "quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto" l’aborto può essere effettuato solo se c’è pericolo di vita per la madre. Con le moderne tecnologie i bambini possono sopravvivere fuori dalla madre già alla 21esima settimana».

Sulla stessa linea si schiera Luca Ponticelli, noto come LucaP, studente universitario del nord Italia, che però si limita a copiare e incollare un articolo di Eugenia Roccella apparso su Avvenire: «Se il bambino di Careggi fosse morto subito, come era previsto, il caso non sarebbe approdato sulle prime pagine; e altrettanto sarebbe accaduto se la malformazione ipotizzata ci fosse stata davvero. Dunque è stato un incidente: perché è normale eliminare un feto di cinque mesi, ed è normale farlo soprattutto se ha un problema di salute, anche curabile. Ma la legge sull’interruzione di gravidanza non legittima l’aborto terapeutico, e vieta con chiarezza di abortire nel caso "sussista possibilità di vita autonoma" del nascituro, a meno che non vi sia "grave pericolo" per la vita della madre. Non si tratta di mettere in discussione la libera scelta della donna. In questo caso, per esempio, ogni responsabilità è stata velocemente addossata alla giovane madre, che immaginiamo frastornata e terrorizzata – come può esserlo una ventiduenne – da una diagnosi che le è apparsa come una condanna (…) Non è solo la donna, a dover scegliere, siamo noi tutti: di fronte a casi come questo dobbiamo sapere che non si tratta solo di malasanità, ma che è urgente decidere se costruire una società dell’accoglienza e della cura, o una società del rifiuto e dell’indifferenza».

Che è poi un generico, ma nemmeno tanto, richiamo ad un’etica della responsabilità che, al di là delle soluzioni legislative e giuridiche, possa davvero far sì che la tremenda scelta dell’aborto – legalmente permessa col fine di ridurla il più possibile – diventi sempre più consapevole. Consapevolezza che forse – costa dirlo, e il giudizio seguente è per molti probabilmente pacifico al di là della propria posizione sulla legislazione attuale – per certi versi è mancata nel caso di Careggi. E non è piacevole cercare di capire da parte di chi.

Magna Magna / La tabula rasa degli universitari abruzzesi

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 15 febbraio 2007.


Arrivate a Pescara, superate il fiume, e potete benissimo evitare di passeggiare per Corso Manthonè, e non perché sia cattiva idea visitare le case di Gabriele D’Annunzione ed Ennio Flaiano, o uno di quei locali che affollano la zona centrale della città vecchia. E’ che le quattro mura di cui si parla si trovano pochissime centinaia di metri più in là, dove trovare un parcheggio il sabato sera richiede numerosi e massicci interventi dall’alto.

Il locale, che fino a poco tempo fa pare si chiamasse Locanda del Rigattiere, è un ristorante non molto sofisticato che pretende di essere pub che pretende di fare musica dal vivo. E comunque riesce – almeno nell’occasione – a fare il pieno di gente. A cena trovi i tavoli affollati di studenti universitari, e viene abilmente aggirato il divieto di fumo con un grande camino posto in fondo, a destra: ci si siede là, si sfumacchia facendo attenzione a volgere la sigaretta verso la cappa, e poi si torna a sedere come se nulla fosse. Tutto attorno si è circondati da quadri che non sono nulla di che, ma che per via di una strana ed inspiegabile associazione di idee, mi fanno venire in mente Kandinski.

Seduti a tavola, l’antipasto è sostanzioso: bruschette con salsicce, prosciutto crudo, pomodoro, più una numerosissima quantità di affettati. E iniziamo subito accompagnando il tutto con un rosso assai pesante – non ho voluto neanche sapere cosa fosse, indignato dall’indisponibilità (nonostante la presenza sulla carta) di un buon Montepulciano d’Abruzzo rosso. Se il primo – tipico piatto locale, chitarrine con sugo, con le piccole pallottine di carne che mi mandano in sollucchero – era comme il faut (chi già era stato qui, diceva di aver anche allora mangiato primi deliziosi), sul secondo è cascato l’asinello: una tagliata decentemente al sangue, da servire per forza di cose calda, ci è arrivata tiepiduccia, e non va affatto bene. I dolci, invece, erano la fine del mondo: un po’ di torta al cioccolato e un po’ di tiramisù, complimenti a chi ci ha messo le mani, erano meravigliosi. Se poi avete la temerarietà di prendere un po’ di confidenza col titolare, sappiate che non vi permetterà di saltare nemmeno una portata – e potrebbe anche proporvela doppia.

Il prezzo da pagare è stato decisamente abbordabile, e il locale comunque poi ci ha offerto anche un dopocena con musica dal vivo, e tanta bella gioventù. E chi scrive non ha potuto fare a meno di contemplare l’ampia beltà della fauna femminile – da tipico ambiente serale universitario.

Tabula Rasa, Via Alfonso di Vestea 20, Pescara

DiCo: un approccio realista e pragmatico

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 14 febbraio 2007.


Il ddl Bindi-Pollastrini può senza dubbio essere definito come uno dei provvedimenti legislativi più innovativi della storia recente italiana, e non particolarmente per i contenuti (criticati da molti perché assai modesti) ma quanto per la cornice nuova che crea, in un campo finora battuto solo a livello giurisprudenziale.
Fino ad ora, infatti, le poche tutele in ambito di convivenza civile erano frutto di sentenze della Corte di Giustizia Ue, per quel che riguarda il figlio di conviventi non coniugati, o della Corte Costituzionale, a proposito della successione nei contratti di locazione (ma solo in alcuni casi, con figli comuni o per cessazione del contratto precedente per causa di morte). Queste situazioni vengono ora per la prima volta, nell’art. 8 del ddl, codificate (con l’unico limite di tre anni di convivenza per le coppie senza figli comuni), rendendo più facile l’esercizio di molti di quei diritti già riconosciuti in ambito giurisprudenziale. Anche l’art. 6 (sul permesso di soggiorno) risponde a vincoli comunitari, in particolare alla direttiva della Commissione Ue del 29 aprile 2004 relativo al diritto dei cittadini dell’Ue e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente negli stati membri. In entrambi questi articoli, si rende legge quello che prima era sì già ottenibile, ma solo rivolgendosi ad un giudice.
Guardando, in seconda battuta, al modello cui ci si è ispirati nella stesura dei DiCo, cioè i Pacs francesi, si può rilevare la novità della reversibilità della pensione (art. 10), non introdotta presso i cugini d’Oltralpe. Rimane il problema del rinvio alla futura riforma delle pensioni che il governo intende affrontare. Non sappiamo però come: il sospetto è che tutto sia rinviato sine die.
Giunge invece ai limiti del pasticcio la stesura dell’articolo 11 concernente i diritti successori: il convivente è erede legittimario, ma, come nota Angelo Busani sul Sole 24 Ore, le formulazioni proposte spesso portano nella direzione della successione necessaria (per i profani: la successione legittima è la quota sull’intero, o sulla parte non prevista nel testamento, spettante a chi previsto dalla legge in caso di assenza, nullità o annullamento del testamento; la quota di successione necessaria è invece quella che spetta in ogni caso, anche in caso di differente o contraria indicazione testamentaria presente e valida, a Tizio o a Caio), portando alla necessità di una revisione in aula, utile ad una maggiore chiarezza del testo. Ad esempio: non è ben comprensibile se il figlio unico del convivente defunto abbia diritto ad un terzo o ai due terzi della quota disponibile. E’ ben chiara, invece, l’agevolazione in materia di tassa di successione: si passa dall’8% al 5% (comma 5).
Tra gli elementi che più hanno irritato la sinistra radicale e le associazioni omosessuali, ci sono la dichiarazione contestuale e non – in effetti la comunicazione via raccomandata a/r della registrazione di un legame esistente per via di «reciproci vincoli affettivi» (ex art.1 comma 1) non sembra lasciare molto spazio al sentimento – e l’utilizzo dell’anagrafe e non dell’ufficio di stato civile. Questo secondo provvedimento sembra fatto apposta per allontanare il più possibile una soluzione legislativa paramatrimoniale, incostituzionale oltre che indigeribile per gran parte dei nostri parlamentari: infatti, l’anagrafe si limita a fotografare una realtà (una coppia, appunto, di fatto), mentre lo stato civile procederebbe alla creazione di un nuovo status (de iure, e non più, quindi, de facto). Può, invece, giungere alla parificazione del matrimonio, o, al contrario, alla quasi inutilità della registrazione dei DiCo, l’art. 7 in materia di assegnazione di alloggi popolari: la sera della presentazione del ddl, i ministri Bindi e Pollastrini, ospiti a Porta a Porta, illustravano per sommi capi l’ipotesi di graduatorie per l’assegnazione degli alloggi in cui le coppie di fatto avessero un valore pari alla metà delle coppie sposate. In realtà, la materia è di competenza regionale (infatti la legge si limita sostanzialmente a chiedere alle regioni di tenere conto delle realtà conviventi), e quindi potremmo avere coppie di fatto equiparate in Toscana o in Umbria alle coppie coniugate, e praticamente impossibilitate ad accedere all’edilizia popolare in Sicilia o in Molise.
Per concludere: questa legge contiene una serie di provvedimenti che avrebbero potuto avere un percorso autonomo, entro il proprio specifico ambito (pensiamo in particolare alla nostra, obsoleta, quasi feudale legge sulle successioni); qualcosa sarà invece trattato a parte (la previdenza). E’, come dicevamo all’inizio, un disegno di legge che introduce novità, ma che possiede la grande qualità di essere, con tutti i suoi pregi e difetti, realista e pragmatico. E non è poco.

Magna Magna / Caffè dei poeti

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 14 novembre 2006.


Caffè dei Poeti, Piazza Bice Piacentini 13, San Benedetto del Tronto (Ap)
E’ nel paese alto di San Benedetto del Tronto, girando a destra subito dopo il torrione medievale, che troviamo la piazza con parcheggio che ospita il Caffè dei Poeti, ristorante a gestione familiare situato in un vecchio ma ben tenuto edificio del centro storico, e diviso in tre piani.

All’ingresso (piccolo, come si deve per queste costruzioni), sulla destra, spunta una copia incisa su legno dell’opera più famosa di Annibale Carracci, Il mangiafagioli, e l’ambiente si rivela subito ospitale, seppure non decisamente spazioso. Arrivati in tarda serata – più o meno le dieci – ci sediamo al primo tavolo che incontriamo, subito dopo le due o tre scalette iniziali, proprio accanto al piccolo ascensore che trasporta i pasti dal ristorante alle sale. I più schizzinosi potrebbero avere da ridire sul coperto (una tovaglietta di carta per ognuno, su un tavolo in legno con numerose scritte e incisioni, forse di ragazzi e amici che, a tarda sera, passano di qui per una birra e alcuni stuzzichini); noialtri, però, siamo gente che s’accontenta, e quindi pazienza, anche perché l’ambiente è cordiale, e l’agio a tavola è qualcosa che vale mille punti.

Prendiamo il menù consigliato da quello che ci pare essere, dai comportamenti, il fratello del titolare. Iniziamo con una serie di antipasti: formaggi di vario tipo (ma il sottoscritto salta), focaccine con quel tocco di rosmarino che non guasta mai, e del prosciutto crudo tagliato a mano che è la fine del mondo. Delizioso, per questa particolare portata chiediamo il bis. Arrivano le olive all’ascolana – qui, in zona, immancabili – cremini fritti (divorati), funghi e verdure grigliate, affettato misto, mozzarelline con rucola e aceto balsamico. Piccoli arrosticini di carne con olive. Semplice, buono, e nel complesso il tutto si rivela quantitativamente soddisfacente (chi scrive odia le microporzioni). Accompagniamo da bere, prima un quartuccio di vino (siamo due persone), e poi semplicemente e deplorevolmente – mea culpa, mea culpa – acqua.

Passiamo, com’è ovvio, al primo: orecchiette con salsiccia, funghi e una spolveratina di parmigiano. Piatto servito saporito – cosa che il sottoscritto apprezza, altri forse no – e gradevolissimo. Il secondo, invece, scade nella banalità: un girello di vitello come tanti altri, passabile ma niente di che.

Evitiamo il dolce, avanti con caffè e ammazzacaffè. Venti euri pro capite, e si torna a casa. Da tornarci, nonostante il dedalo di viuzze in cui destreggiarsi (se non conoscete il luogo, fermatevi e chiedete consigli precisissimi), il parcheggio un po’ difficoltoso, e quel secondo che ti fa pensare che la cucina avrebbe potuto offrire di più. Tutto il resto, veramente squisito e gradevole.

Anche Hattrick ha la sua Juve, solo che si chiama Arezzo Galasocaray

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 20 ottobre 2006.


 

Campionato e coppa nazionale nelle ultime due stagioni. Cinque scudetti negli ultimi undici campionati. Sembra la Juventus prima di Calciopoli, e invece è l’Arezzo Galasocaray, squadra leader della lega italiana di Hattrick. E’ una squadra aretina a dominare il torneo nostrano del gioco manageriale via browser più famoso del mondo; anzi, è proprio la città a dominare il gioco, con due squadre su otto della massima serie, come gioielli della regione che compete ai più alti livelli.
L’Arezzo Galasocaray anche in questo campionato si è issato in testa alla classifica, e sabato 14 ha avuto luogo lo scontro diretto coi valdostani di Balla coi Gufi, prima del match secondi in classifica a due lunghezze. Uno scontro tra titani, andando a misurare i valori: i campioni nella precedente partita avevano sfoderato ben 78,5 stelle, mentre gli sfidanti solo 70, e questa differenza si è poi rivelata cruciale; le stelle sono il valore della prestazione di ogni singolo giocatore, e sono moltissime le variabili che la determinano (dalle caratteristiche del giocatore alla forma, dall’avversario alla posizione in campo, dal fatto di giocare in casa o fuori fino ad una percentuale di casualità inserita nel programma). E i campioni in carica hanno demolito gli sfidanti con quattro reti. Le stelle costituiscono il modo per esaminare le prestazioni del giocatore. Chi ha, però, un po’ di esperienza nel mondo di Hattrick, sa che non offrono il metodo più affidabile di valutazione.
Sono in realtà le HatStats a fornire le cifre migliori su cui calibrare le future scelte tecniche, tattiche e di mercato. Si calcolano proprio a partire dalle stelle, ma a influenzare il valore finale sono anche il numero di giocatori per ogni reparto ed alcuni moltiplicatori fissi. Nella serie A italiana, quindi, le HatStats assumono valori sopra i 300 punti; nell’ottava serie del nostro paese si riesce a stare discretamente sopra i 100 punti.
Il sito di Hattrick non fornisce comunque queste HatStats automaticamente. Per Mozilla Firefox, ad esempio, è possibile installare un plug in chimato FoxTrick, che permette di visualizzare le HatStats e una serie di informazioni aggiuntive a quelle fornite automaticamente, e collegamenti a siti esterni, che sono molto importanti: dispongono del certificato CHPP – Certified Hattrick Product Provider, che viene fornito dai gestori del gioco, e possono aiutare i manager a comprendere meglio la situazione del proprio girone, dei propri avversari, del proprio paese eccetera. Ad esempio, leggendo http://www.alltidhattrick.org/ si scopre che che dopo nove giornate il più prolifico giocatore nei campionati italiani è Chu Chien-Hsiung, di Hong Kong, attaccante del Fun Cool (sesta serie, girone 751, 19 gol), mentre una settimana fa la squadra più forte del mondo era il Fuzarca F.C., terza serie brasiliana, seguita da una squadra guatemalteca, una estone e due svizzere (è la vecchia Europa a farla da padrona anche qui, con dodici squadre tra le prime quindici). Nell’undici ideale mondiale, secondo il sito, troverebbero posto quattro spagnoli. E così via, con altre, numerose statistiche.
Altro sito utile, ma italiano, è http://www.htitastats.com/index.php, decisamente migliore nella visualizzazione di analisi sull’andamento su più stagioni, e nel confronto con le avversarie dirette.
Oltre a questi siti, è disponibile sul web anche una hall of fame di Hattrick, ed è possibile organizzare il proprio torneo al posto delle banali amichevoli infrasettimanali. Tutto è, ovviamente, certificato CHPP.
Se invece cercate programmi, sono due i più diffusi: HattrickOk, creato dall’italiano Federico Zanardi, e Hattrick Manager; rendono la vita più facile all’utente, convertendo i valori dei calciatori (scarso, debole, buono, utopico, eccetera) in valori numerici, i quali offfrono una visione d’insieme del proprio team decisamente meno complessa. Software del genere, scaricabili del tutto gratuitamente, possono anche contenere una funzione wizard, che genera in automatico la migliore formazione possibile in una dato modulo. Questo, però, rischierebbe di togliere tutto il divertimento e la passione che Hattrick può generare, anche perché chi si iscrive al gioco non deve mai dimenticare quella dose di casualità che anche qui, su un semplice browser, crea ogni risultato.
Tutti questi dati potrebbero, alla fine della fiera, non servirvi affatto per evitare una bruciante sconfitta in casa dell’ultima in classifica.

Perché ho chiuso il blog e l’ho riaperto. A quattro mani

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 14 ottobre 2006.


Perché ho chiuso il blog? Parlando velocemente, tra sconosciuti, potrei piuttosto superficialmente rispondere che l’ho chiuso perché non avevo alcuna intenzione di diventare un agitatore di una pseudo-chat, né un professorone dai post chilometrici pieni di citazioni, né un guru del web (e per almeno una di queste opzioni, non ho nemmeno il talento); questo, però, è un articolo, e quindi c’è bisogno che vi spieghi meglio.
La situazione del blog del sottoscritto era più o meno la seguente: nato nell’aprile del 2003 su una piattaforma vicina al quotidiano arancio sbiadito Il Riformista, era diventato nel giro di due anni e più un blog appena decentemente visitato (numericamente parlando, s’intende), ma con un suo pubblico affezionato, e che talvolta, nella sua area politico-blogghereccia, riusciva a fare opinione (almeno credo).
A un certo punto, messo da parte il tifo (politico, intendo, poiché la politica e l’attualità erano gli argomenti più trattati e seguiti – con punte di superficialità volute e apprezzate dal pubblico non pagante), si era arrivati ad una situazione in cui si interagiva con gli altri solo per darsi vicendevolmente ragione oppure per duellare in stile Indymedia. Sconfortante. Poi, durante l’ultima primavera, è arrivata l’ansia da prestazione: insomma, deludere i lettori inizia ad essere qualcosa di temibile – ed il sottoscritto non è certo Ezio Mauro o Paolo Mieli, grazie al cielo.
Matura questa estate la decisione di chiudere: lo annuncio ai miei lettori, e a seguito dell’annuncio aggiungo solo un altro articolo, piuttosto viscido, per pubblicizzare la vendita della mia vecchia collezione di schede telefoniche (messaggio promozionale – di solito in tv appare una scritta del genere in queste occasioni). Tornando all’inizio della storia, quelle esposte erano le tre alternative, le opzioni per una eventuale riconversione utile al mantenimento in vita del blog: renderlo simile a una chat (nello stile di Daw, con un uso ipetrofico di nette provocazioni e commenti seguenti), come un luogo di attenta riflessione politica e sociale (bando al cazzeggio, quindi qualcosa di insopportabile per chi sta scrivendo), o come la mia personalissima piazza da arruffapopolo (vedi Mario Adinolfi, senza scomodare il famosissimo Beppe Grillo, che secondo i rumours avrebbe una redazione di bloggers tutta per lui e per le sue battaglie ambiental-manettare).

Tre anni di blogging però non passano invano. Amore mio, che buio c’è, che freddo fa, insomma nasce la nostalgia. E’ troppo forte la necessità di rendere nota all’universo-mondo e ai suoi doppioni la propria opinione a proposito della relazione tecnica di un articolo della proposta di legge finanziaria per il 2007; a questo punto, un amico blogger, Kagliostro, mi viene incontro.

E’ contento di avermi con lui nella gestione dei contenuti, io sono contento di poter una tantum dire la mia, ed entrambi siamo malati di una discreta ma visibile Silviofilia: anche i blog hanno bisogno di una linea editoriale e di qualcosa di offrire agli altri. Soprattutto se è qualcosa a cui tieni, è necessario decidere se curarla per bene oppure lasciarla perdere totalmente (diceva così la mia maestra delle elementari). Ed il blog (altrui) a quattro mani mi ha garantito entrambi i piccioni con una fava – e la possibilità di scrivere un articolo con una citazione musicale che ora il gentile lettore è obbligato ad indovinare.