Come buttare via un campionato e cercare di non farlo di nuovo

Massimiliano AllegriOggi s’è praticamente messa la parola fine sul campionato di quest’anno: con tre punti di vantaggio, lo scontro diretto a favore e un calendario piuttosto agevole nelle prossime cinque giornate, la Juventus può dire di aver messo le mani sul suo ventottesimo scudetto. Bravi.

La cosa che fa più male a un milanista, al netto delle polemiche sugli errori arbitrali, è la sensazione di averlo buttato, questo scudetto, da squadra favorita e più competitiva dell’intero lotto della Serie A.

Il problema grosso di questa stagione è stato quello degli infortuni: più volte nelle ultime settimane la Gazzetta dello Sport ha pubblicato le statistiche che mostravano come il Milan fosse la squadra col maggior numero di infortuni in questa stagione (e la Juve quella col minor numero, per giunta). Essendo un problema già presentatosi la scorsa stagione, è evidente che c’è un grosso problema a livello di preparazione atletica e soprattutto di efficienza dello staff medico-sanitario da risolvere per il futuro, e questa cosa dovrebbe interessare molto la proprietà. Già, perché se ogni anno metti in piedi una rosa di 31-32 giocatori ripianando 60-70 milioni di euro di debiti (in realtà di meno per ragioni fiscali, essendo il Milan una società del gruppo Fininvest) e poi ti ritrovi spesso – e non solo nei momenti clou della stagione, cosa già grave di per sé – con le formazioni obbligate e con le stelle indisponibili o fuori condizione, è evidente che tu, proprietà, così stai buttando soldi nella spazzatura.

Chiaramente, uno dei fattori che influenzano lo stato di salute della rosa è il campo da gioco, e da questo punto di vista pare si interverrà con l’introduzione del sintetico a San Siro, in modo da renderlo meno simile a quel campo di patate che è ormai da un ventennio.

A proposito di soldi, inoltre, uno spreco si valuta sulla qualità della spesa effettuata: se gran parte dei giocatori sono rincalzi, onesti pedalatori, o vecchie glorie a fine carriera ormai più dannose che inutili, un problema c’è.

Inoltre, a mio avviso, c’è un problema anche tattico alla base della composizione della rosa di questa stagione: cioè di mettere in pratica l’idea fortunata della scorsa stagione (che, ricordiamolo, fu messa in pratica a seguito di un infortunio di Andrea Pirlo), quella del centrocampo di mediani a coprire la difesa, con lo schema Ibra-pensaci-tu, con le varianti degli inserimenti di Boateng e dei ghirigori di Robinho. Di quest’idea, le colpe di Massimiliano Allegri si valutano in proporzione alle sue responsabilità nel portare avanti questo progetto rispetto a quelle della società e delle contingenti e relative opportunità e condizioni del mercato. Di quest’idea, però, si può dichiarare il fallimento visti i risultati di questa stagione.

In tal senso, questo è un Milan che somiglia tremendamente all’Inter di Roberto Mancini: buona difesa, centrocampo atletico con qualche buona individualità, palla a Ibra e qualcuno a fargli da spalla ed assecondarlo. Il punto è che vuoi gli infortuni, vuoi la minor caratura tecnica e/o atletica di alcuni interpreti, quest’anno il giochetto non è riuscito – per giunta, mantenendone il difetto dell’inutilità in campo europeo.

E’ da questa analogia che penso il Milan debba ripartire per la prossima stagione: dopo la prima stagione di José Mourinho (ancora sul modello di quella manciniana), l’Inter si sbarazzò di titolari più o meno rilevanti (Ibrahimovic, Maxwell), importanti riserve (Burdisso), vecchie glorie (Figo, Crespo, Cruz), per poi mettere a punto una formazione concettualmente nuova con acquisti mirati (Lucio dietro, Thiago Motta e Sneijder in mezzo, l’intero reparto d’attacco) che poi vinse quello che, ahimé, tutti sappiamo. Io penso che il Milan, nei limiti del possibile, debba procedere allo stesso modo: fare importanti cessioni (Robinho per via delle sue deludenti prestazioni, Ibrahimovic perché superati i trenta è bene monetizzare la sua cessione nel migliore dei modi e il prima possibile, Pato e Boateng per inaffidibilità fisica e atletica), dare via qualche giocatore di medio livello da rifilare a qualche russo spendaccione (un russo spendaccione si trova sempre, suvvia!), effettuare pochissimi rinnovi dei dieci in ballo (si dice che restino Ambrosini, Gattuso, Nesta), raccattare moneta qua e là da tutte le situazioni di comproprietà e prestito in ballo e col gruzzolo puntare, oltre ai soliti parametri zero a cui ormai siamo rassegnati, a quei due, tre, quattro giocatori di qualità e livello internazionale – sani! – che possano permetterci continuità in Italia e competitività in Europa pur riducendo la rosa di qualche unità.

Voi ricorderete che quell’Inter finì dopo un anno, grazie soprattutto alla sciagurata gestione societaria in sede di assetto dirigenziale, di motivazioni, di scelte tecniche e di mercato. Chiaramente questo Milan che sa un po’ di fantacalcio avrà invece bisogno di continuità tecnica. Se a Berlusconi non va bene Allegri, che lo dica subito: arrividerci e grazie, è stato bello mister, e dentro uno a cui affidare la squadra per un triennio. In caso contrario, sia chiara una cosa: al netto di suoi tipici errori (Seedorf troppe volte in campo, Emanuelson costantemente fuori ruolo, cambi un po’ troppo in ritardo) Allegri non si tocca, né si dovrà toccare per molto tempo. Ricordando che le casse di una società incassano denari coi campioni e le vittorie, non con gli stipendi milionari di Antonini, Mesbah e Muntari che portano alle figuracce come quelle viste a San Siro contro il Bologna.

Il metodo Boffo applicato al calcio

Franco Ordine Avete presente la pratica giornalistica battezzata “metodo Boffo” da uno dei suoi teorizzatori, e consistente nel trattare a pesci in faccia e palate di merda quelli che erano i compari di ieri e che oggi, per caso o per scelta (propria o altrui) si ritrovano a calcare altre strade? Bene, oltre che alla politica, trova applicazione anche nel calcio.

Dopo l’intervista rilasciata da Leonardo alla Gazzetta dello Sport, quella del «A Narciso tutto quello che non è specchio non piace» e del «Mai dire mai» all’Inter, i giornalisti di casa si sono schierati come – forse – mai prima.

Prendete Mauro Suma, che ieri sera in televisione faceva dell’ironia, dicendo che Leo potrebbe allenare la Roma perché là «non c’è un presidente», e non il Liverpool perché lì, invece, il presidente c’è. Oppure, leggete quell’articolo di cattivo gusto scritto da Franco Ordine e pubblicato sabato scorso dal Giornale, una difesa d’ufficio dell’intoccabile proprietà che sempre ragione ha. E dall’alto della sua ragione, la proprietà assume l’allenatore emergente della Serie A, che schiera prima Ibrahimovic poi Inzaghi ala destra, come faceva l’irriconoscente brasiliano con Huntelaar: il primo, però, segue i dettami della proprietà, mentre il secondo la faceva “disamorare” della squadra. Per non parlare di Pato, che là era e là e rimasto, di Leonardo che ha recuperato Ronaldinho e Antonini, e che ha cercato di mettere a sedere io-sono-Gattuso, mentre l’uomo che non si presenta ai matrimoni non trova ancora il bandolo della matassa, mette insieme Seedorf, Pirlo e il bravo Boateng che però non rientra mai, mentre dietro è un continuo due contro due per Nesta e Thiago Silva.

Stia attento, Allegri a lamentare una mentalità da grande che forse manca solo a lui, poichè la luna di miele potrebbe finire presto, e allora le colpe saranno tutte sue, cattivo sarto di buona stoffa (cit.) col peccato di non aver saputo evitare l’appalto del suo lavoro alle manie calcistiche del Cavaliere.

Da cosa scappa David Beckham

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 10 marzo 2009. Il titolo potrebbe non essere fedele a quello originale.


L’ufficialità è arrivata domenica mattina dal sito dei Los Angeles Galaxy: David Beckham resterà al Milan fino al termine del campionato italiano, successivamente tornerà a giocare nel campionato americano. In ipotesi, aggiungiamo, potrebbe tornare a vestire la casacca rossonera a gennaio 2010 – sembra questa l’intenzione del giocatore, sentite le dichiarazioni di ieri («Il Milan appartiene alla Champions, e spero di poterne fare parte anch’io»). In America non l’hanno presa bene, rimborseranno il 10% dei biglietti, e hanno deciso di togliere la fascia di capitano allo Spice Boy, per consegnarla a Landon Donovan, centrocampista ex Bayer Leverkusen, eterno astro nascente Usa nonché trascinatore della nazionale americana all’ottimo risultato dei mondiali 2002 (quarti di finale contro la Germania), anch’egli di ritorno dall’Europa, in cui ha giocato per tre mesi poco soddisfacenti con la maglia del Bayern Monaco.

Continue reading “Da cosa scappa David Beckham”